29 settembre 2016

20 settembre 2016

Waiting - Poem by John Burroughs

Serene, I fold my hands and wait,
Nor care for wind, nor tide, nor sea;
I rave no more 'gainst time or fate,
For lo! my own shall come to me.

I stay my haste, I make delays,
For what avails this eager pace?
I stand amid the eternal ways,
And what is mine shall know my face.

Asleep, awake, by night or day,
The friends I seek are seeking me;
No wind can drive my bark astray,
Nor change the tide of destiny.

What matter if I stand alone?
I wait with joy the coming years;
My heart shall reap where it hath sown,
And garner up its fruit of tears.

The waters know their own and draw
The brook that springs in yonder height;
So flows the good with equal law
Unto the soul of pure delight.

The stars come nightly to the sky;
The tidal wave unto the sea;
Nor time, nor space, nor deep, nor high,
Can keep my own away from me.

John Burroughs


15 settembre 2016

GO SOLO


They say it's matter of time,
a thousand days and the sun won't shine,
before i come back to you.

I'm happy, nothing's going to stop me.
I'm making my way home, i'm making my way.

For you love i will go far
I wanna be wherever you are
I know i'm coming back for you.

Our love is a river long,
The best right in a million wrongs,
I know i'm coming back to you.

And i'm happy nothing's going to be stop me
I'm making my way home,
I'm making my way

11 settembre 2016

Corrente

Esiste una verita' del cuore. A volte per sentirla ci vuole la musica giusta. Un temporale notturno, un silenzio speciale... e gli occhi puliti di un bambino. Soprattutto, la mente sgombera di false idee.
Se non la sentite quella verita', no problem. Perche' sicuramente allora state male e siete insoddisfatti. Quello e' un segnale: c'e' semplicemente qualcosa da cambiare.

Chi mi conosce lo sa. Non amo le parole sdolcinate, le rime cuore e amore...
Ad ogni modo, parlo di verita' del cuore, come a un fatto. Un organo di senso, di sentimento.
Un ricercatore deve saper andare oltre alle proprie resistenze intellettuali - se si cerca la felicita', o la verita', e' davvero necessario farlo - e soprattutto fidarsi delle esperienze.
Nelle esperienze TU sei insostituibile. Non c'e' un solo manuale che ti spieghi cosa fare in certi momenti, o cosa provare. Non c'e' nessuno che possa dirti se comunichi davvero con una persona a distanza, o se lo Spirito possa riconoscere luoghi, cose, persone, persino piante... nel percorso.
Non e' una questione di fede su una vaga leggenda, ne' fantascienza da sesto senso.
E' esperienza, come con gli altri sensi.

Si, c'e' un capitano dentro a ogni nave, come un'anima dentro a ogni corpo.
Il capitano deve saper sentire il vento e il mare.
Recuperare il sentire, e' essenziale, per assaporare il brivido di navigare.
Certo bisogna anche aver un mappa, e un luogo in cui tornare.
Questo aiuta a trovar direzioni.
Ma poi, eccolo il Fato dei poemi omerici...
Ci sono correnti cosi' forti, che si impongono nella vita.
E un po' si spiegano durante il percorso, tra i tanti naufragi che ti hanno costretto ad alleggerire il carico, a buttar via tanta roba che non era "essenziale". Tra l'errare, pieno di errori, intanto quelle disegnano una trama.
Quelle sono rotte sicure da seguire.
Come i solchi nel terreno arato, che l'acqua ci scorre naturalmente dentro e li disegna sempre piu'.
Rotte quasi inevitabili. Per questo (paradossalmente) incondizionate.
Non gli chiedi un fine.
Ti arrendi alla corrente, e dove va ...va.
Fino a comprendere che tu e quella corrente siete una cosa sola.
Nasce dal tuo carattere, dal passato tuo e delle persone che ti stanno intorno, dal tuo compierti nel viaggio, dalla tua ricerca...e persino dal tuo modo di muovere mani e occhi.
Quanto ti sei avvicinato alla verita' del cuore, l'hai conosciuta e la ricorderai per sempre.
Anche se per un po' l'hai persa...hai la traccia di una rotta che ha in se' la tua impronta e quella di tutto quanto.

Dal Dhammapada:

370. Elimina i cinque ostacoli,
liberati dei cinque attaccamenti,
sviluppa le cinque virtù.
Chi si è liberato dei cinque legami
è detto oghatinnoti,
“uno che ha attraversato la corrente”.

371. Medita, o bhikkhu,
non essere negligente.
Non smarrirti nella ricerca del piacere,
non ingoiare la palla di ferro rovente
per poi gridare di dolore.

372. Non c'è meditazione
senza profonda percezione,
non c'è profonda percezione
senza meditazione.
Quando entrambe sono presenti,
sei prossimo al nirvana.